La magia di Paterson, Jim Jarmush

April 25, 2017

Jim Jarmush é un tipo molto cool, lo riconosci dall’importante ciuffo bianco e dai quasi onnipresenti occhiali neri. È uno che quando lo vedi ti viene in mente l’artista per antonomasia: schivo e intenso. A lui ci piace la musica vera e la musica vera la sa anche suonare, la sua anima frizza con la new wave e i suoi film li spennella con pezzi da brivido.

L’avrete capito, a me Jim Jarmush piace proprio, é uno di quei registi con una visione che riconosci e che non barcolla al pensiero del pubblico.

Ora, sentitemi bene: io credo che di Jim Jarmush si parli troppo poco, vediamo quindi di fare la nostra piccola parte diffondendo la sua arte: io proverò a parlarvi del suo ultimo film, Paterson, cercando di essere il meno logorroica possibile, voi in cambio promettetemi di vederlo.

Keep on watching folks!

 

TRAMA

Paterson è un autista di autobus nella ridente cittadina di Paterson, New Jersey. Seguiamo la sua vita nel corso di una settimana standard, in cui non accade niente di epico, assolutamente nulla di surreale e pochissimo fuori dalla routine.

A Paterson piace il suo lavoro, la sua città, le sue pause in cui può scrivere poesia di fronte alle Great Falls del fiume Passaic. Paterson ama molto sua moglie il suo entusiasmo e la sua creatività, ama un po’ meno il cane di lei, che tuttavia porta tutte le sere a fare una passeggiata prima di bersi una birra al pub.

 

IL REGALO DI JJ

Questo film racconta una routine ordinaria di un uomo comune – e dei suoi rituali. Jarmush punta l’obbiettivo su una settimana qualunque di quest’uomo, vissuta senza drammi o tragedie o sconvolgimenti esistenziali, quasi a dire che anche le storie comuni sono pregne di bellezza e valore che le rendono degne di essere raccontate.

Hollywood ci ha drogato, abituandoci a vivere il cinema in attesa dell’evento risolutore, del pianto indotto, del sangue rappreso su volti tumefatti, della battuta brillante seguita da un occhiolino.

Jim Jarmush invece si alza, si porta davanti a tutti trasportando la bandiera dell’uomo comune, cerca di mostrarci senza alcuna retorica la magia delle nostre vite. Le nostre VERE vite.

Guardando Paterson finalmente non vedi ciò che ti aspetti di vedere in un film americano, ma vedi ciò che meglio conosci e vivi tutti i giorni, una vita normale.

 

LE MAGIE DI JJ
  1. Quando compare la prima poesia sullo schermo, man mano che Paterson la scrive e la legge, cominciamo a chiederci se stiamo per assistere a qualcosa di orribile, nella fattispecie lo stupro del mondo lirico (ma poi che ne sappiamo noi?). Allenati come siamo alle tragedie e alla pena, ci immaginiamo subito questo pover’uomo come un wannabe fallito della poesia. Al terzo minuto, tuttavia, cominciamo a sentirci a disagio per aver pensato male di un’anima così sincera: la sua poesia non è epica, non cerca di strafare, scrive di quello che conosce con semplicità e verità. La sua poesia è bella. Estremamente bella. Jarmush ci mostra l’arte di Paterson in maniera del tutto reale, senza neanche una punta di retorica o ironia, senza cedere quindi alla pigrizia registica a cui siamo abituati.

 

  1. Abbiamo lo stesso timore quando vediamo la creatività di lei, Laura, saltellare da un amore all’altro: prima la musica, poi la decorazione ed i cupcakes. E invece, nonostante un’apparente frivolezza, ciò che lei fa è bello e vero e appassionato.

 

  1. Jarmush crea arte: avendo a disposizione una trama pressoché inesistente tesse magie attraverso i dettagli della vita di tutti giorni, una visione del mondo positiva, ma del tutto reale. Con grande sensibilità Jim mette in luce lo straordinario dall’ordinario.

 

4. La struttura del film è come un susseguirsi di vignette, ogni giorno si ripete uguale a sé stesso: la sveglia prima della sveglia, i cheerios, le ore alla guida di un autobus, le conversazioni dei passeggeri, la cassetta della posta inclinata, la passeggiata con Marvin, la birra al pub, le chiacchiere con Doc, le conversazioni con Laura. Sempre uguale, ma anche sempre diverso, perché questa è la realtà, di Paterson ma anche nostra.

 

  1. Attenzione ai gemelli e al sogno di Laura, che forse nascondono qualcosa di più profondo che una semplice boutade. Così come la foto di Paterson in divisa. Sono elementi che non fanno parte direttamente della storia, non interessano a Jarmush più che in maniera accidentale, ma li include ugualmente, lasciandoci lo spazio di intendere che c’è qualcosa oltre, prima o dopo quello che vediamo.

 

  1. Adam Driver. I N C R E D I B I L E. Un’anima gentile che sembra così vera, come ogni immagine, scena e personaggio del film, a cui crediamo sin dal primo istante.

 

Vi lascio con una delle poesie di Ron Padgett, scritte per il film, così che possiate avere un assaggio di quello che intendo.

 

Another One
When you’re a child you learn there are three
dimensions
Height, width and depth
Like a shoebox
Then later you hear there’s a fourth dimension
Time
Hmm
Then some say there can be
five, six, seven…
I knock off work
Have a beer at the bar
I look down at the glass and feel glad

 

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