Diffondi libertà

December 7, 2017

Viviamo giorni malati.

Amici miei, la disumanizzazione e l’arroganza vive sulle bocche dei nostri vicini, colleghi, famigliari. Vi prego di unirvi a me in questa presa di coscienza, perché non ha più senso girarsi dall’altra parte.

Mi chiamo Irene e sono comasca.

Questa frase fino a un mese fa non avrebbe significato altro se non quello che dice, ma oggi ha – e vuole avere – un connotato antifascista, perché Como non è quella macchietta nera che ho visto in un video di youtube.

Mi chiamo Irene, sono comasca e antifascista.

Così come dovrebbe esserlo tutto il popolo italiano, la patria di cui parlano quegli anacronistici skinheads, che inveiscono contro il “mondialismo” che gli permette di essere vestiti con la loro divisa, di stampare i loro vessilli e riprodurre i loro inni. Ma la coerenza non è mai stata prerogativa fascista, né del potere in generale, che ha come unico linguaggio la coercizione, come unico obbiettivo la paura.

Mi chiamo Irene, sono comasca, antifascista e ho paura.

Ma attenzione: non di quel branco di fasci, non per ora. Ho invece paura di tutti voi, amici miei. Compagni di bevute, fratelli e sorelle, colleghi ed insegnanti. Ho paura che vi sentiate troppo atrofizzati, annebbiati, annoiati o sicuri, per capire che è già troppo tardi. Abbiamo accettato l’inaccettabile per anni, abbiamo sgretolato la nostra umanità poco a poco, scusandoci dicendo “son tempi duri”.

Abbiamo lasciato entrare il fascismo nelle nostre case, l’abbiamo lasciato insinuarsi tra le pagine dei nostri giornali ed ora assistiamo quasi sorpresi ai blitz squadristi. Il problema reale è che siamo giunti al triste punto della storia in cui un gruppetto di nostalgici si sente autorizzato a spiare le attività altrui, ad interromperle, ma soprattutto si sente autorizzato a sequestrare altri esseri umani obbligandoli ad ascoltare la recita delle loro stupidaggini.

Questo è male. Molto male.

Quei ragazzi devono essere giudicati per aver compiuto – consapevolmente – l’orribile gesto di aver tentato di annientare la libertà altrui, con tutte le aggravanti legali che gli esperti saranno in grado di trovare. Quello era terrorismo, non dobbiamo avere paura di chiamarlo con il suo nome.

Mi chiamo Irene, sono comasca e antifascista, ho paura e sono decisamente incazzata.

Perché ormai manifestare apertamente il proprio appoggio al fascismo sembra non essere più fonte di vergogna o di guai.

Sono incazzata perché tanti lasciano correre.

Sono incazzata perché qui non si tratta assolutamente di politica, si tratta di etica, si tratta di umanità.

Sono incazzata perché vorrei poter dire “non è stata colpa nostra”.

Quindi vi prego ancora una volta, amici miei, unitevi a me in questa presa di coscienza, perché non ha più senso girarsi dall’altra parte.

Contro la coercizione diffondiamo libertà, ognuno di noi, ogni giorno, con tutti i mezzi a nostra disposizione.

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