Ognuno muore solo ● Alone in Berlin

February 3, 2017

Alone in berlin

La libreria è come la ricordavo: una navata di scaffali lucidi di legno scuro, vetrine illuminate con le novità della settimana. Un gradito, provvidenziale salto nel passato.
Dalla porta, stranamente aperta, entrano il freddo natalizio e il rumore del traffico di Holland Park Avenue. Sto scorrendo da un po’ le trame dei libri quando decido che ne ho abbastanza, e mi premuro di comunicarlo alla mia Misteriosa Complice.
“Mi sono rotto le palle” irrompo “di romanzetti d’amore ambientati nella Germania nazista, che dopo seicento pagine finiscono a taralluccievvino!” Il commesso mi scruta sospettoso. Probabilmente sta cercando di stabilire se sto per avere un ictus e, nel caso, come debba comportarsi nei miei confronti.

Ora, chiunque abbia litigato con me per almeno cinque minuti conosce bene la mia leggendaria coerenza. E quindi capirà perfettamente come mai, quando esco dal negozio, in tasca ho diciassette sterline in meno e nella borsa un romanzo ambientato nella Germania nazista. Di quasi seicento pagine. E, per quanto abbia testardamente cercato di negarlo per circa un’ora, è senz’altro anche una storia d’amore.

Siccome credo che la libertà di una persona stia nella possibilità di mettere in discussione le proprie idee, non solo me lo sono letto tutto, ma mi è anche piaciuto. Quindi, pensavo, perché non farci su due parole?

L’oggetto del contendere è ‘Alone in Berlin’, che sarebbe l’ultimo romanzo di Hans Fallada, pubblicato postumo nel 1947. In Italia in realtà il libro si trova già da anni, distribuito da Sellerio col nome (che segue fedelmente l’originale) di ‘Ognuno muore solo‘. I più attenti si saranno accorti che l’ho infilato nella mia lista di titoli del 2016 e, comprensibilmente,  solleveranno qualche dubbio sul mio rispetto delle regole. Bè! Sappiate che ho comprato un’edizione della Penguin uscita nel 2016 e quindi, cari signori, è tutto regolare!

Comunque. Si tratta di una piccola storia di resistenza, che racconta il tentativo da parte di persone normali di rifiutare la barbarie del nazismo e di lottare per un futuro migliore.In particolare, il libro racconta la storia di Otto, un uomo di mezza età caporeparto in una ditta di falegnameria, i cui principali obiettivi nella vita sono essere lasciato in pace e non avere rotture di palle dai nazisti. Un giorno, Otto e sua moglie Anna ricevono la notizia che il loro unico figlio è morto durante la campagna di Francia e, da quel momento, per i due diventa impossibile restare in silenzio di fronte all’insensatezza della guerra. Così, decidono di intraprendere una pericolosa forma di protesta: ogni domenica, insieme, scrivono una cartolina in cui denunciano con slogan graffianti la brutalità del regime. Ogni lunedì, prima di andare al lavoro, Otto deposita la cartolina in un edificio pubblico, nella speranza che il messaggio aiuti i berlinesi ad aprire gli occhi e ribellarsi alla guerra, alla fame e alla crescente violenza.

Chiaramente, in città la voce si diffonde presto, alimentata da un microcosmo di personaggi particolari quali spie, puttane, criminali, truffatori, delatori e così via, che popolano i modesti quartieri popolari di Berlino est. Inevitabilmente, alla fine il caso delle cartoline raggiunge la scrivania di un glaciale ispettore della Gestapo. Da qui in avanti, è una corsa contro il tempo, una sottile caccia all’uomo e un pericoloso gioco del gatto e del topo. Chi perde, dovrà morire. Il tutto si svolge in una città paralizzata dalla paura, dove chiunque è un possibile criminale e nessuno è sufficientemente in alto da poter escludere una rovinosa caduta in disgrazia. Basta che il vostro vicino, un vostro amico, un vostro parente decida che gli state antipatici o, che so io, intuisca un qualche vantaggio nel denunciarvi e sarete prelevati, trascinati nei sotterranei di Printz Albrecht Strasse e brutalmente seviziati finché di voi si perderà ogni traccia.

Senza scendere nei dettagli della storia, a me è piaciuta molto (oltre alla narrazione in sé) la capacitò di Fallada di descrivere clinicamente la Germania del suo tempo. A beneficio dell’intreccio, in queso libro c’è un po’ di tutto: un amore sincero che non conosce confini, una denuncia degli effetti collaterali delle dittature, una sottile suspense che ci accompagnadalla prima all’ultima riga. Sotto allo strato di granito in superficie, se uno ha la pazienza di scavare un po’, c’è anche una gloriosa, splendida vena di ironia ad insinuare il dubbio che, in un domani non troppo lontano, forse i vincitori saranno i vinti.

Come sapete, mi rifiuto di dare i voti con le stelline, pratica che ritengo da disturbati. Però mettiamola così: se la valutazione fosse in whisky, questo libro sarebbe un onesto single malt di dodici anni. Non proprio la specialità segreta della casa, ma un affidabile rimedio per riscaldare le notti invernali.

berlin

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